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07.07.2023  |  Operatori

Costruisco ponti per superare la paura e far crescere la fiducia

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Con Jana, mediatrice, a casa del piccolo Ziad. Sciogliere le barriere linguistiche rende le famiglie in grado di affrontare la malattia

Jana, mediatrice VIDAS, lavora sulla fiducia

Rasha è una giovane donna egiziana, arrivata in Italia nel 2021, con il marito Ahmed e i tre figli: Ziad, 13 anni, Omar, 11, e Zena, tre e mezzo. Il piccolo Ziad, nato sano e a termine, ha subito, nel corso di un travaglio complicato, un danno cerebrale da anossia, ovvero mancanza di ossigeno. Non parla, non cammina, ha una grave epi­lessia e problemi respiratori. Qui in Italia ha potuto ricevere le cure di cui ha bisogno, è migliorato e si è stabilizzato. Sta bene, sorride Rasha.

Siamo a casa sua, a Quarto Oggiaro, periferia nord-ovest di Milano. Ha accolto me e Lara, che firma gli scatti su queste pagine, con una torta di panna e fragole su cui campeggiava il logo di VIDAS, fatta per noi da un pastic­ciere. In casa, oltre a Ziad, Zena e Ahmed, ci aspettava la nostra micro équipe: Sara Meriggi, assistente sociale, Donatella Pozzi, infermiera, Giovanna Visconti, medico.

Rasha racconta la sua storia con lucida pacatezza. Parla con Jana, mediatrice linguistica e culturale in staff all’équipe pediatrica, che traduce per noi. Le chiedo quanto è stata importante l’assistenza di VIDAS e non ha esitazione:

“Senza VIDAS, non ce l’avremmo fatta. Ci sono stati vicini e ci hanno sostenuto in tutto, anche a cercare una casa più grande, dove finalmente abbiamo tanto spazio. VIDAS ha cambiato la nostra vita”.

La mamma, spiega Jana, quando è arrivata in Italia, si è sentita persa ma i due mesi in Casa Sollievo Bimbi, con Ziad, l’hanno resa forte e sicura di sé. La sua famiglia è serena.

Le famiglie di lingua araba sono circa due terzi di quelle in cura all’équipe pediatrica. Dal 2017, Jana viene chia­mata ogni volta che la barriera linguistica è un ostacolo a una buona relazione di cura.

Le chiedo in cosa consiste il suo ruolo. “Creo un ponte tra dottori e famiglie, aiutandole quando sono più spaventate. Spiego che il sollievo significa la possi­bilità di essere affiancati e sostenuti nel compito diffi­cile di convivere con le malattie rare e essere abilitati a curare a casa i loro bambini. Spiego quale percorso verrà seguito in Casa Sollievo Bimbi, quale aiuto rice­veranno a domicilio, ogni cosa”.

Non si tratta di interpretariato, è avvicinare persone con visioni diverse: “Uso spesso l’espressione ‘Se Dio permette’, Inshallah nella cultura araba ringraziamo spesso Dio, anche nella sofferenza e nelle difficoltà. Faccio entrare la fede nei colloqui con le famiglie perché le rassicura, crea vicinanza, mette le basi per la fiducia. La religione, che sia musulmana o cristiano copta, e la fede entrano nel percorso di malattia perché, per noi arabi, i medici agiscono sotto lo sguardo di Dio e di loro bisogna fidarsi. Spiego quanto è importante quello che fa l’équipe per il bene dei loro figli, alle­viando la loro sofferenza. So che, senza la media­zione, sarebbero persi. Lo capisco dai loro occhi, dagli sguardi, prima che dalle parole, quando si rassere­nano e diventano capaci di affrontare la situazione, di gestire la malattia grave”.

Jana, mediatrice VIDAS, costruisce ponti per superare la paura e costruire fiducia

Questo articolo è tratto dal numero di Luglio 2023 del Notizario “Insieme a VIDAS”. Sfoglialo QUI

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